Ingegneria di Manutenzione

L’ Ingegneria di Manutenzione si configura come “insieme” di conoscenze e competenze finalizzate ad ottimizzare il costo totale di manutenzione; descrivere quali attività devono essere espletate per raggiungere tale risultato ?

La responsabilità fondamentale dell’ingegneria di manutenzione è la progettazione del sistema di manutenzione.

Questa attività si esplica attraverso la definizione delle politiche aziendali di manutenzione più confacenti allo stato degli impianti e all’organizzazione produttiva; in pratica tale piano è l’immediata conseguenza di una FMECA di manutenzione. Parallelamente è necessaria una definizione delle logiche di approvvigionamento e la promozione di una standardizzazione dei ricambi.

Seconda attività è il controllo tecnico ed economico della manutenzione stessa, per il quale è necessario avere degli strumenti, che se non si hanno si devono creare. In particolare esegue una continua analisi dei guasti per scegliere la priorità di intervento dal punto di vista della progettazione e programmazione della manutenzione; inoltre tiene sotto controllo continuo l’efficacia e l’efficienza dei paini di manutenzione adottati. Per espletare tale attività l’ingegneria di manutenzione ha bisogno di gestire direttamente il sistema informativo della manutenzione, di cui deve curare anche lo sviluppo.

Nel caso venga scelto di rivolgersi all’esterno per l’esecuzione di service di manutenzione specifici, l’ingegneria di manutenzione dovrà anche gestire i contratti di manutenzione terziarizzata.

Altra attività è il miglioramento continuo del sistema di manutenzione, in termini sia di uomini che ed impianti, quindi la formazione tecnica. In tale ambito promuove soluzioni manutentive atte ad incrementare la disponibilità degli impianti, avvalendosi di strumenti ad esempio come lo SMED nel caso si voglia intervenire sui tempi di setup; promuove lo sviluppo dell’automanutenzione, in modo da ridurre i tempi di attesa di intervento e di favorire la manutenzione predittiva etc.

Oltre a ciò l’ingegnere di manutenzione deve seguire anche l’acquisto e le specifiche tecniche per l’approvvigionamento di nuovi impianti, in modo da favorire la manutenibilità degli stessi.

Il valore aggiunto dell’ingegneria di manutenzione si misura attraverso la diminuzione del costo globale di manutenzione.


Al fine di ottimizzare il costo globale di manutenzione (somma dei costi di manutenzione dovuti a manodopera e materiali ed i costi per mancata produzione dovuti a perdite di disponibilità, efficienza e qualità) l’Ingegneria di Manutenzione deve:

• Progettare il sistema manutenzione definendo sia le politiche manutentive più adatte avvalendosi anche di metodologie scientifiche quali la FMECA, sia le logiche di gestione dei ricambi promuovendo la standardizzazione, che gli strumenti gestionali della manutenzione, come il Sistema Informativo curandone anche lo sviluppo. Inoltre collabora nella progettazione di nuovi impianti applicando gli stessi concetti detti prima, ricorre all’uso di terzi per alcune attività manutentive e promuove lo sviluppo delle competenze professionali del personale manutentivo.

• Controllare i parametri tecnici ed economici della manutenzione attraverso l’analisi dei dati di guasto per individuare eventuali criticità, l’applicazione dei piani di manutenzione preventiva, il trend del costo globale, i risultati ottenuti in seguito a modifiche degli impianti e quant’altro e gestendo al meglio i contratti di manutenzione .

• Migliorare la disponibilità degli impianti mediante soluzioni di manutenzione migliorativa e l’applicazione di nuove metodologie atte ad aumentare l’efficienza e l’efficacia degli interventi manutentivi e coinvolgendo anche il personale di produzione per sviluppare l’automanutenzione degli impianti. Tutto ciò deve essere svolto senza trascurare l’aspetto Igiene, Sicurezza e Ambiente previsti in termini di legge


L’obiettivo dell’ingegneria di manutenzione è la riduzione del costo globale di manutenzione, inteso nel suo significato più ampio, comprendente i costi di manutenzione “diretti” (manodopera e ricambi) ed i costi di mancata produzione (perdite di disponibilità, efficienza, e qualità). Per ottenere questo risultato si procede attraverso un circolo virtuoso che inizia con la progettazione della manutenzione, con l’esecuzione del piano di manutenzione produttiva progettato, con il controllo delle attività attraverso il monitoraggio di indicatori chiave, dell’analisi dei guasti e la conseguente revisione del piano nell’ottica del miglioramento continuo. La progettazione del piano di manutenzione produttiva parte da un’attenta analisi del sistema attraverso la misura di indicatori quali l’O.E.E. ed utilizzando tecniche di analisi dei guasti (FMECA Manutenzione). In questo modo è possibile progettare una politica di interventi di manutenzione correttiva, preventiva o migliorativa che ottimizzi la quantità di ricambi in stock a magazzino attraverso la standardizzazione e sia la meno invasiva possibile nei confronti della produzione. Allo stesso tempo tale politica deve migliorare il valore degli indicatori che misurano la performance degli impianti. Tale piano deve inoltre utilizzare al massimo le risorse umane a disposizione, valutando la possibilità di terziarizzare manutenzioni che hanno un miglior rapporto costi/benefici o di estendere agli operatori, alcune manutenzioni di routine di 1° e 2° livello (automanutenzione).

 

Tutte le attività dovranno essere svolte individuano dei parametri di riferimento per misurare i risultati. L’analisi e il monitoraggio costante dei parametri consentiranno di individuare e pianificare le azioni correttive, che dovranno essere opportunamente governate. Dai parametri si otterrà un feed-back dei risutati.

Le attività tipiche dell’ingegneria di manutenzione si possono suddividere in quattro gruppi:

1.       Progettazione / implementazione impianto: partecipazione attiva in fase di progettazione per valorizzare l’aspetto manutentivo, la disponibilità e la standardizzazione dei componenti, riducendo eventuali criticità che si potrebbero manifestare in sede di produzione e che sarebbero determinerebbero oneri imprevisti. L’integrazione nasce già dalla fase progettuale dell’impianto/macchinario, poiché le scelte fatte in sede progettuale influiscono sui costi e le politiche di manutenzione.

2.       Progettazione / pianificazione: scelta delle politiche manutentive (compresa la scelta della  terziarizzazione delle attività), finalizzata all’ottimizzazione del rendimento in ottica integrata; individuazione delle logiche di approvvigionamento dei materiali e della loro standardizzazione; scelta del sistema informativo, delle metodologie scientifiche e degli strumenti gestionali da utilizzare; partecipazione nei percorsi di sviluppo delle professionalità legate alla manutenzione.

3.       Monitoraggio e controllo tecnico ed economico delle attività di manutenzione: analisi dell’efficacia, dell’efficienza e dei costi delle politiche manutentive adottate (sia interne che esterne); analisi dei guasti e delle cause; verifica dello sviluppo professionale del personale.

4.       Miglioramento: adotta le azioni correttive (sia come metodologie che come mezzi) al fine di aumentare la disponibilità e di ridurre i costi; promuove l’automanutenzione del personale di produzione; analizza i risultati del Benchmarking; interviene sulle modalità di esecuzione delle attività da parte del personale e sulle modifiche impiantistiche al fine di aumentare la sicurezza e di rispettare i requisiti imposti per legge, fungendo da interfaccia con la funzione Sicurezza.

Le attività hanno una ciclicità permanente al fine di perseguire un miglioramento continuo, il dinamismo e la flessibilità di cui un’impresa necessita.